Dal welfare ai cannoni: la sicurezza che serve all'Italia
Il vertice NATO di Ankara ha riportato al centro della scena politica europea una parola pericolosa: riarmo. Il segretario generale Mark Rutte chiede agli alleati piani credibili per arrivare entro il 2035 al 5% del PIL: 3,5% per la difesa in senso stretto e 1,5% per spese collegate alla sicurezza. Ma dietro il linguaggio tecnico c'è una domanda semplice: chi decide l'uso della ricchezza collettiva?
MDE non ignora i conflitti, le aggressioni, le paure dei popoli e il diritto di ogni comunità a difendersi. La pace non si costruisce con dichiarazioni vuote, né con la resa davanti alla violenza. Ma proprio per questo bisogna rifiutare l'idea che la sicurezza coincida con l'aumento delle spese militari. Una nazione non è sicura perché compra più armi. È sicura se ha ospedali funzionanti, scuole, ricerca libera, case accessibili, lavoro stabile, energia e acqua sotto controllo pubblico, territori curati, famiglie libere dall'ansia...