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Cittadinanza: una proposta universale.

Cittadinanza: una proposta universale.


Il concetto di “IUS SANGUINIS“, “Diritto di Sangue”, permette la cittadinanza solo a persone che nascono per lo meno da un genitore italiano. Per lo “IUS CULTURAE“, “Diritto per Cultura”, i minori migranti acquisiscono la cittadinanza del Paese in cui sono nati e vivono, a patto che ne abbiano frequentato le scuole o vi abbiano compiuto percorsi formativi equivalenti per un determinato numero di anni. Lo “IUS SOLI“, “Diritto per Suolo” prevede che la cittadinanza sia acquisita per il fatto di essere nati sul territorio dello stato. Vediamone i contorni, i pro e i contro e presentiamo un’alternativa il ” DIRITTO SOCIO-ECONOMICO“, o “IUS SOCIALIS-OECONOMICUS“.Qual è la legge italiana sulla cittadinanza?
Ius Sanguinis. La disciplina in materia di cittadinanza fa oggi capo principalmente alla legge 91/1992. Ai sensi di tale legge, acquistano di diritto, alla nascita, la cittadinanza italiana coloro i cui genitori (anche soltanto il padre o la madre) siano cittadini italiani (Legge 91 del 1992 – Legislatura 17ª – Dossier n. 239).
In Italia, si ottiene la cittadinanza tramite questo principio, regolamentato dalla Legge 91 del 1992. Una legge vecchia trent’anni. Pertanto, il figlio di genitore straniero, anche se nato in Italia, non acquisisce automaticamente la cittadinanza italiana. 
Per chi è arrivato in Italia anche da molto piccolo, invece, vige il principio della naturalizzazione: una volta diventato maggiorenne, il cittadino straniero può chiedere la cittadinanza se ha raggiunto i dieci anni di residenza regolare ininterrotta. Tuttavia, il procedimento di naturalizzazione in Italia presenta un iter complesso, costoso e estremamente lungo. Non tutte le famiglie riescono a completarlo, così che anche i minorenni di quelle famiglie perdono opportunità preziose per il loro futuro.
Ius Culturae
Principio del diritto per cui gli stranieri minori acquisiscono la cittadinanza del Paese in cui sono nati e vivono, a patto che ne abbiano frequentato le scuole o vi abbiano compiuto percorsi formativi equivalenti per un determinato numero di anni.
Questo principio presta il fianco a ad una discriminazione sociale, un esempio vero: Una famiglia rumena con 2 figli, nati in Italia. Il padre lavora presso un’industria del veronese. I figli, oggi 14 e 16 anni, sono cresciuti e hanno frequentato la scuola in Italia ininterrottamente. Il padre era costretto a recarsi in Romania ogni anno per avere il rinnovo del permesso di soggiorno.
Ci siamo fatti due domande?

  1. Se il padre lavora stabilmente in Italia da oltre 20 anni, perché è necessario ancora il permesso di soggiorno?
  2. Se i figli al compimento dei 18 anni diventeranno cittadini italiani per lo Ius Culturae, i genitori non avranno ancora la cittadinanza nonostante siano radicati nel tessuto sociale e produttivo, una discriminazione.

Ius Soli
Il principio dello “ius soli” (dal latino “diritto del suolo”) prevede che la cittadinanza sia acquisita per il fatto di essere nati sul territorio dello stato. La cittadinanza, quindi, è legata al luogo di nascita. La cittadinanza, quindi, è legata al luogo di nascita. In Italia lo ius soli viene concesso solo in casi eccezionali: per i figli di genitori ignoti, per i figli di genitori apolidi (senza cittadinanza) e per i figli di genitori stranieri che, secondo le leggi dello Stato di appartenenza, non possono trasmettere loro la cittadinanza. (Save the children)

Lo ius scholae, lega l’acquisizione della cittadinanza al compimento di un ciclo di studi. È un testo di riforma della legge sulla cittadinanza a marzo 2018, arenatasi alla Camera a giugno 2022 in seguito al cambio di Governo, prevede il riconoscimento della cittadinanza italiana per i minorenni stranieri nati in Italia o arrivati prima del compimento dei 12 anni che abbiano risieduto legalmente e senza interruzioni in Italia, e che abbiano frequentato regolarmente almeno 5 anni di studio nel nostro Paese, in uno o più cicli scolastici. (Save the children)
Ci chiediamo: quale dovrebbe essere l’obiettivo di una legge per la cittadinanza? Qualcuno ha suggerito che l’immigrato/a debba conoscere la Costituzione, la cultura italiana e la condivida. Qualcun altro che accetti le nostre tradizioni, le leggi, altri che non saranno mai cittadini italiani perché provenienti da ceppi culturali diversi etc. 
Sta di fatto che per P.R. Sarkar e la teoria economica PROUT, ogni essere umano ha diritto di stabilirsi in qualsiasi parte di questo mondo. Le divisioni razziali, nazionali, di lingua e religione sono ormai decadute nella nostra mente a favore di un sentimento universalista.  Quale è perciò il criterio che rimane per acquisire la cittadinanza in ogni Paese di questo pianeta?
Secondo PROUT sarebbe necessario che le persone immigrate accettassero di contribuire al benessere e progresso socio-economico del paese che adottano. In pratica che come tutti i cittadini di questo mondo lavorino ed esprimano tutte le loro capacità e potenzialità per favorire il benessere della società in cui vivono.
In pratica: possono essere considerati cittadini di una Zona Socio-Economica, tutti/e coloro che fondono i propri interessi socio-economici negli interessi socio-economici della Zona Socio-Economica in cui vivono”.
 
 

Articolo originale: IRProut